Come sopravvivere alla crisi economica

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La nostra adorata casa prigione

Author: giuseppe

Vi è mai sfiorato il dubbio che invece di possedere una casa normale possediamo una casa prigione? Si: diventiamo i carcerieri di noi stessi senza nemmeno rendercene conto. Una cosa che succede più spesso di quanto possiamo credere. La stragrande maggioranza delle volte che riusciamo a realizzare la casa, il nido dei nostri sogni, questa si trasforma subdolamente in una prigione della quale hanno buttato via le chiavi. Qualunque cosa possa succederci nella vita, noi non ci spostiamo più. La casa diventa la palla al piede delle nostre ambizioni. Ci toglie ogni speranza di spostarci in altri luoghi, ogni possibilità di dare una “chance” alla fortuna. L’abitudine tutta anglosassone di prendere armi e bagagli per trasferirci in paesi diversi, magari per un lavoro migliore, non fa assolutamente parte della nostra cultura. Siamo attaccati come cozze al nostro guscio, anche perchè l’investimento fatto è talmente elevato da mettere in secondo piano ogni eventuale vantaggio che se ne trarrebbe dal trasferimento. Eppure i vantaggi di un trasferimento possono essere molti. Un lavoro più interessante, nuovi amici, nuove esperienze, esplorazione di nuovi luoghi e, non ultimo, la possibilità di non vedere più le stesse facce. Rimanere bloccati  nello stesso posto è uno spreco in termini di qualità della vita e di sicuro rappresenta  una mancata libertà. Quante volte ci domanderemo cosa ci siamo persi, cosa c’era dietro l’angolo. Non lo sapremo mai. Rimarremo per sempre in zone dove magari c’è: poco lavoro, criminalità, nessuna speranza di un futuro decente per i nostri figli. Pur di vivere nello stesso posto inghiottiamo molti bocconi amari, come il nostro vicino antipatico che ci ha fatto causa per una finestra. Vogliamo goderci il nostro dirimpettaio fino a che morte non ci separi (la sua speriamo). Siamo talmente attaccati alla nostra casa da condividerla solo con qualche parente stretto, che so, la moglie. Spesso, specialmente dopo un divorzio, preferiamo non dividerla più con nessuno, prova ne sono i tanti lucchetti che mettiamo alle porte in segno di benvenuto al prossimo che si affaccerà sul nostro uscio. Siamo pure affezionati alle cose che essa contiene. Una volta sistemata la casa ci piace così come è, non  intendiamo modificare nulla. Ho sentito parlare di qualche marito picchiato selvaggiamente dalla sua dolce consorte per aver osato cambiare semplicemente il colore delle tende. Il seguito del pezzo? Ma naturalmente a breve sul blog: Come sopravvivere alla crisi finanziaria.

Tags: casa, intonaco, lavoro precario, ristrutturazione, sesso di gruppo, stucchi

This entry was posted on martedì, febbraio 16th, 2010 at 06:13 and is filed under La casa. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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